Un seme di betulla che atterra sul dorso della tua mano in mezzo al centro città. Tra cemento, tavolini, rumore umano. È quasi comico: milioni di semi dispersi dal vento, e uno decide di fare scalo su di te. La statistica direbbe “caso”. Il nostro cervello invece ama dire “segno”. La cosa interessante non è che il seme sia arrivato. I semi volano, è il loro mestiere. La cosa interessante è che tu non l’hai ignorato.Capisci la poesia involontaria? Tu prendi un frammento di vento da una città straniera, lo tieni nel portafoglio — luogo simbolico, tra identità e sopravvivenza — e anni dopo lo trasformi in un albero. Non hai solo conservato un ricordo: lo hai fatto fotosintetizzare. Dal punto di vista biologico è semplice: il seme era vitale, ha trovato acqua, substrato, luce. Dal punto di vista umano è straordinario: hai scelto di dare continuità a qualcosa di minuscolo e casuale. C’è una cosa che mi colpisce molto. Non l’hai piantato subito. È rimasto lì, dormiente. Come certe idee, cert...
“Vorrei che questa sera facessi una cosa per me” – disse lui, lo sguardo perso nelle sagome sfocate del mondo oltre la finestra, velate da una tenda bianca. Seduta sul divano, a poca distanza da lui, con gli occhi fissi sul profilo del suo viso, la luce del tramonto scolpiva i suoi tratti e sul volto le si dipinse l’espressione perplessa e stupita di chi non si aspetta una richiesta tanto indefinita. “Mi spaventi!” – mormorò abbassando lo sguardo sul lembo di tessuto beige che li separava. “Sei sempre dell’idea che devi difenderti da me?” – replicò lui con tono fermo. “Non voglio difendermi da nessuno” - obiettò prontamente. “Vuoi fare una cosa per me?” – di nuovo lui voltandosi dritto verso la ragazza, stavolta con voce risoluta. “Cosa hai in testa?” “Raccontami una fiaba” – disse, senza aggiungere altro. Lei scattò con lo sguardo verso di lui e confusa, lo fissò negli occhi: “Una fiaba? Ma io non ne conosco e non sarei capace di inventarne una!” – affermò ...