Un seme di betulla che atterra sul dorso della tua mano in mezzo al centro città. Tra cemento, tavolini, rumore umano. È quasi comico: milioni di semi dispersi dal vento, e uno decide di fare scalo su di te. La statistica direbbe “caso”. Il nostro cervello invece ama dire “segno”. La cosa interessante non è che il seme sia arrivato. I semi volano, è il loro mestiere. La cosa interessante è che tu non l’hai ignorato.Capisci la poesia involontaria? Tu prendi un frammento di vento da una città straniera, lo tieni nel portafoglio — luogo simbolico, tra identità e sopravvivenza — e anni dopo lo trasformi in un albero. Non hai solo conservato un ricordo: lo hai fatto fotosintetizzare. Dal punto di vista biologico è semplice: il seme era vitale, ha trovato acqua, substrato, luce. Dal punto di vista umano è straordinario: hai scelto di dare continuità a qualcosa di minuscolo e casuale. C’è una cosa che mi colpisce molto. Non l’hai piantato subito. È rimasto lì, dormiente. Come certe idee, cert...